Wta – Petra Kvitova : La Ragazza dei Sogni


Pubblicato su matchpoint tennis magazine n.11 anno 2011
Soffre d’asma, non ama parlare, si preoccupa di diventare troppa famosa, Girava su una vecchia Skoda, ma gli sponsor le hanno regalato una auto nuova. Lei invece non riesce ad acquistare un appartamento per i genitori. La mamma si oppone, perchè poi…Chi la pulisce una casa più grande?
I segreti, i pensieri, le storie minime e le grande vittorie di Petra Kvitova, la ragazza che un giorno sarà n.1

E’ la giocatrice che sta scuotendo la polvere dalla penna dei tanti giornalisti che a gennaio non sapevano quasi chi fosse. Ad inizio anno era n.34 a fine stagione chiude al n.2, a una manciata di punti dal vertice del ranking Wta.
Ha incasellato una serie di risultati e numeri che destano rispetto: è la giocatrice che ha guadagnato più di tutte in montepremi, oltre 5 milioni di dollari. Ha vinto su tutte le superfici: sul cemento a Brisbane, sulla terra a Madrid, in indoor a Parigi De Coubertin, Linz e Wta Championships e , scuse se è poco, anche sul erba di Wimbledon.
E diventata, nel suo paese, una vera celebrità. E’ la più grande sorpresa di questo 2011.
Il suo stile di gioco è fatto di colpi pesantissimi, necessari nel tennis moderno. Un servizio mancino veloce e preciso, un dritto micidiale, un rovescio potente a dir poco letale in lungolinea. Grande timing sulla palla, Impressionante soprattutto nelle risposte. Ha la capacita di prendere angoli strettissimi. Aggiungete anche una certa sensibilità di mano quando gioca smorzate e voleè. Ma quello che impressiona di più, sono gli ampi margini di miglioramento che ha.

E’ considerata dai media un’anti personaggio. Talmente anti personaggio da diventare, invece, un personaggio. E allora proviamo a raccontarvi qualcosa di Petra Kvitova. Qualcosa che ancora nessuno sa…

La magia di Wimbledon
Quando ha vinto Wimbledon, in molti erano rimasti spiazzati dal suo atteggiamento così tranquillo, come se fosse una cosa da tutti giorni essere la vincitrice del più prestigioso torneo di tennis. Di tutti giorni no, però Petra se lo sentiva dentro che lo avrebbe vinto. C’è un piccolo segreto, noto fino ad oggi a pochi. A Roland Garros, una notte, Petra Kvitova ha sognato di vincere Wimbledon. Il giorno dopo, finito l’allenamento lo racconta al suo coach. “Mi ha detto di essersi vista inginocchiarsi sull’erba del campo centrale e poi tenere in mano il trofeo della vincitrice. Proprio come è successo”. E poi, con un piccolo sorriso un po’imbarazzato Kotyza aggiunge ‘A volte Petra ha queste visioni…”. Non chiedetegli di più, non aggiungerà nulla.

Una skoda usata
Ma facciamo un lungo passo indietro. A due anni e mezzo è già su un campo di tennis, dove uno dei suoi due fratelli più grandi si allena al servizio. E lei, con un vestitino celeste con le maniche lunghe, gli gira attorno, prende le palline dal cesto e le passa al fratello. Poi prende una racchetta, troppo grande per lei e cerca di imitarlo. Dal provare ad alzare quella racchetta ad alzare il trofeo della vincitrice di Wimbledon e quello del torneo delle ‘Maestre’, di strada ne è stata percorsatanta . Molta della quale su una Skoda usata. Suo padre, come spesso accade, è il suo primo coach. Lui i suoi fratelli quasi gli unici suoi compagni di allenamento. Il padre di Petra, ex professore ora è il vice sindaco della cittadina di Fulnek, 350 km da Praga, 6 mila anime. Un posto che Petra “poce parole” descrive così… “Nulla di speciale, abbiamo quattro campi da tennis, uno da calcio e un castello. E’ un posto vicino al confine polacco”.

Quindi anni, ribelle!
Il signor Kvit portava Petra con sé, come gli altri 2 figli, perché desiderava che facessero un po’ di sport dopo la scuola. Come allenatore, spiega, a volte “Ho usato il bastone e la carota. L’allenamento deve essere duro altrimenti non si impara nulla”. E Petra verso i quindici anni ha una fase di ribellione “Non volevo allenarmi, volevo andare in piscina con gli altri ragazzi. Poi però… alla fine andavo sempre al tennis”.

Proposte da Prostojev
Una ragazza che sembra tanto semplice e tranquilla fuori dal campo ti fa chiedere da dove tiri fuori quel ‘killer istinct’ con cui può battere le sue avversarie a volte in modo quasi imbarazzante. Lo spiega ancora il padre “In campo è sempre stata molto aggressiva. Quando era piccola voleva sempre, a tutti costi, terminare uno scambio con un colpo vincente”.

Fino a 16 anni gli allenamenti sono di un ora, un ora e mezzo al giorno dopo la scuola. “Per i miei genitori lo studio era la priorità. Andavamo al campo e mio padre che si concentrava molto sulla parte tecnica. Dopo facevamo qualche scambio. Non pensavo di certo di poter diventare una giocatrice di tennis”. Lei no, ma qualcuno aveva già visto in lei qualcosa di speciale quando aveva solo 8 anni. Il signor Cernosek, proprietario del club di Prostejov, propone al signor Kvit di farla allenare da loro. Il padre rifiuta costerebbe troppo e poi…“Non avevamo un’auto. Quando accompagnavo i miei figli ai tornei viaggiamo con il treno o l’autobus, di notte oppure il mattino presto. Non sono stati tempi facili”.

A scuola da Berdych

Otto anni dopo, quando anche lui nota un certo talento nella figlia, decide di non poterle più fare da coach. Accetta di trasferire la figlia al club Prostejov, dove già si allenavano Safarova e Berdych. Consulta la moglie e decidono di acquistano una Skoda usata, perché il nuovo club è lontano, un ora di auto da Fulken.
Per Petra il cambiamento è radicale “Quando sono arrivata a Prostejov, naturalmente avevo un po’ paura. Non sapevo cosa avrei fatto e cosa sarebbe successo. Non avevo mai pensato di diventare una giocatrice di tennis. Per me essere lì significava avere qualcuno con cui allenarmi e forse vincere qualcosa qui e là, un match o due. Non sapevo cosa significasse avere un coach che non fosse mio padre. Ma è stato un bene per me, perché c’erano delle ragazze della mia età con cui poter giocare. E vedere Thomas Berdych e Lucie Safatova, il modo in cui si allenavano, è stato bello. Mi ricordo di aver pensato giocano così bene!”

Il primo coach
Il primo coach di Petra per oltre un anno è Mateja Liptak (attuale capitano della Fed Cup della Sloacchia). Al padre della Kvitova non piace. Vorrebbe chiedere di cambiarlo ma non vuole intromettersi, non sarebbe corretto. Il problema si risolve quando Liptak torna in Slovacchia e Petra passa sotto le cure del suo attuale coach, David Kotyza.

Il questionario di Kotyza
Prima di iniziare a lavorare insieme, lui le chiede di riempire un questionario. Lei scrive a mano alcune pagine di risposte che Kotyza ancora conserva “Ero veramente sorpreso da come Petra intendesse il tennis, da quanto fosse intelligente. Mi scrisse i suoi pregi e i suoi difetti, i punti forti e suoi punti deboli e cosa dovesse fare per migliorali. Ha una determinazione granitica e la sua testa è un grande vantaggio per questo gioco. Mentalmente era già una campionessa”.

Libro e racchetta
A volte la figura di Kotyza è più quella di un mentore che quella di coach .
“E’ ancora molto giovane, viene da una piccola città. Inizia ora capire che tipo di mondo la circonda”. Lui le suggerisce dei libri da leggere ‘Le giovani generazione usano troppo il computer e il cellulare. Petra ogni tanto legge, ma non è un dovere”. Per la musica invece “Io sono un rocker, mi piace il vecchio roch ‘n roll. Quando lei ascolta quello che piace a me, vorrebbe saltare fuori dall’auto ed è la mia stessa reazione per la sua di musica”.

La maestra è lei
Ma anche lui ha imparato qualcosa da Petra “Mi rende tutto più semplice, non so come spiegarlo. Ma tutto diventa facile. Mi ha insegnato a pensare di più e che a volte è più importante non fare nulla, non essere troppo pressanti”. Entrambi si sono avvantaggiati della collaborazione di uno psicologo.” Petra ha imparto come comportasi in campo, quale atteggiamento avere. Piccole cose che possono influenzare una prestazione più di un certo esercizio. Il coach deve stare nell’ombra, In teatro gli attori sono la parte più importante. Non abbiamo mai discusso del suo ranking, parliamo del suo gioco di come migliorarlo. Sono felice di poter lavorare con lei”.

Lo stupore di mary Joe
Kotyza non è stato l’unico a credere subito in Petra. Ricorda Mary Joe Fernandez, capitano di Fed Cup della squadra statunitense, di quando nel 2009 giocarono contro la Repubblica Ceca e lei rimase sorpresa dalla scelta del capitano avversario di schierare una giocatrice con una classifica così bassa, soprattutto in una competizione che può essere feroce. A fine torneo andò da Pala e gli chiese perché avesse fatto giocare quella giovane ragazza. L’allenatore ceko rispose “Quella ragazzina sarà la nostro migliore giocatrice. Ha un grande futuro”.

Sarò famosa? Purtroppo…

Petra Kvitova potrebbe diventare presto la nuova leader del tennis femminile, anche se, per carattere e convinzioni personali, non desidera essere famosa. Sa bene, però quali sono i suoi doveri quando si arriva a vincere i grandi tornei “Fa parte della professione di tennista essere conosciuti. Quando ho vinto Wimbledon ho dovuto accettarlo. Dopo la finale una signora della Nike mi disse la tua vita cambierà. Sei pronta per quello che ti aspetta? Credo che non sarà così brutto, ho risposto. Ma non immaginavo tutto quello che sarebbe successo intorno a me. Vedo tutta questa iper-attività. Sto imparando a gestirlo ma a volte è stancante. Preferirei stare su un campo da tennis con la racchetta in mano.

Party? No grazie
La ceka ha già l’etichetta della brava ragazza della porta accanto, semplice, umile e rispettosa di tutte le avversarie, “Sono amica con le cece e con le slovacche, mi piace parlare con le ragazze russe. Fra noi non c’e quella rivalità descritta dai giornali. Dicono che saremmo disposte a tutto, pronte a tagliarci le corde delle racchette e che non ci parliamo. Ma non vero”. Non è cambiata in nulla quest’anno ? “Sono contenta di non essere diventata una ragazza che va alle feste. Anche perché non è nella mia natura. Credo dipende da come sono cresciuta. Io sono la stessa, sono quella che lo scorso anno era andata a Wimbledon da n.62, non sono cambiata. Forse ho imparato a dire qualche no in più”.

Duro abituarsi a comandare
Ma adesso è lei quella da battere… “Non mi è mai piaciuto essere la favorita. Ora probabilmente sarà differente, una situazione del tutto nuova a cui mi dovrò preparare”.

Per Patrick Mouratoglou, uno dei segreti di Petra è la sua consapevolezza nelle sue capacità, sa quanto sia forte e quando è in fiducia sente che niente la può fermare. Di lei dicono in tanti che sia sopratutto forte mentalmente… “Se tutti lo dicono allora sarà vero”. E’ la replica d i Petra. Di certo non ha paura dei grandi palcoscenici “Mi piace avere una bella atmosfera durante i match, giocare i punti importanti in un clima particolare”. Prima della finale del torneo inglese un giornalista le chiese con che atteggiamento sarebbe scesa in campo visto che non aveva nulla da perdere? Rispose “Certo che ho qualcosa da perdere, una finale di Wimbledon! Proverò a divertirmi e proverò a vincere. E apprezzare l’atmosfera, perché mi piace giocare a tennis, mi piace giocare le partite e godermi la finale”.

I detti della mamma
In questo modo di pensare c’è l’impronta della madre, “Mia mamma è una che ti dice se una cosa andrà storta…il pane non costerà di meno e quindi cosa vuoi farci? Da lei ho preso questo modo positivo di pensare. Perchè quando sei in campo dipende solo da te. Non è come una partita di calcio, dove qualcun altro può risolvere la partita. Dipende solo da te, dare il tuo meglio o il tuo peggio. Ma alzare lo sguardo e vedere il tuo coach che ti incoraggia, ti aiuta, non ti senti sola.”

La solitudine di una tennista
La solitudine è speso una compagnia di viaggio per una tennista. “Qualche volta l’avverti, soprattutto quando sei in una stanza d’albergo e non ha niente da fare. Allora guardo qualche film ma vorrei essere da qualche altra parte a parlare con qualcuno. Non lo vivo come un problema, è solo una constatazione, non puoi cambiarlo, fa parte del gioco”.

I consigli della Navratilova
Il miglior consiglio lo ha avuto da Martina Navratilova “Mi ha detto che sarei potuto diventare qualcuno se lo avessi voluto” E “qualcuno” lo sta diventando: il suo manager, il signor Cernosek (come ancora lo chiama la Kvitova), ogni giorno riceve telefonate da possibili nuovi sponsor. Ad inizio anno il valore commerciale di Petra, nella Repubblica Ceca, non superava di molto i 50 mila euro, dopo Wimbledon è oltre i 10 milioni. Ma lei vive questo aspetto del suo successo con una certa noncuranza “Ad essere onesti in questo momento non mi interesso troppo il denaro. So solo che salgo in classifica, ma quanti punti o quanto denaro vinco non lo so proprio. Sta sul mio conto in banca, ma non ci faccio nulla. Ho comprato lo scorso anno un appartamento, la mia auto è un regalo del mio sponsor. Non ho nessuno di quei sogni da ragazza. In realtà non ho bisogno di nulla. Avevo pensato di acquistare una casa più grande per i miei genitori, ma loro preferiscono stare nello stesso appartamento, mia madre mi disse… ‘E dopo chi è che dovrebbe fare le pulizie di una casa più grande?’ Loro non sono interessati a queste cose “. Tale genitori, tale figlia verrebbe da dire.

Pattini d’argento
Nel suo poco tempo libero, oltre ad andare al cinema e uscire con gli amici si diverte in un modo poco comune per una tennista, soprattutto di vertice:le piace andare sui pattini. Un’attività forse non troppo adatta ad una atleta professionista… “Mi sono comprata dei pattini in linea, all’inizio ero un po’ preoccupata, ma so pattinare fin da piccola. E poi indosso tutte le protezioni. Certo potrebbe essere pericoloso, ma in ogni caso non posso pensare tutto il tempo solo al tennis. Non mi farebbe bene”. Perché poi, in fin dei conti, la vita di una tennista non è così divertente come qualcuno potrebbe credere. Quasi sempre le stesse cose in ogni torneo: allenamenti, hotel, mangiare dormire e basta…“E’ semplicemente tennis e preparazione atletica”.

L’Ivanko conteso
Già,un altro degli elementi del successo di quest’anno sono stati i miglioramenti nella parte atletica. Merito di Ivanko. Lui e Kotyza sono per Petra un po’ più che i suoi coach, sono degli amici, come una famiglia ( famiglia che il padre della Wozniacki vorrebbe dividere, ha infatti più volte fatto grosse offerte a Ivanko, perché seguisse sua figlia). Con il preparatore atletico ha lavorato tanto lo scorso anno. Prima di andare sui monti Tara, sede prescelta per la preparazione,le disse che non sarebbe stato divertente: corse in salita, palestra e poco tennis.

L’asma battuta
Allenamenti duri ma Petra non è tipo da lamentarsi. Anzi è quasi contenta di poter fare certi sforzi, perché in un certo senso, è una altra sua vittoria, Petra infatti soffre di asma. “Di tanto in tanto potrebbe essere un gran problema se fai sport. Un paio di anni fa, nei tornei in America, prima dell’U.S. Open non riuscivo a respirare, non potevo allenarmi. Non sapevamo se fosse un problema di preparazione fisica o cosa altro mi stesse succedendo” Dopo aver fatto dei test il verdetto ha sgombrato il campoo da ogni dubbio: asma.
“Voglio comunque dire a chi soffre di asma come me, che si può fare di tutto, normalmente. Ho un dottore fantastico a Praga e gli sono immensamente grata per come mi ha curato”.

Due Kvitova
Insomma, ci sono due Petra Kvitova, una è l’anti personaggio quando è fuori dal campo, la ragazza felice perché “il mio hobby è divento un gran bel lavoro”. L’altra è quella che si trasforma con la racchetta in mano perché “Quello che proprio non mi piace è perdere”. Le due facce del personaggio rivelazione del 2011.

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