Pubblicato su Matchpoint n.10 anno 10.
Dove si discute del buon diritto di Caroline di essere n.1 e si pone una domanda: ma che c’entrano gli slam?
(Us Open 2009) nel palmares. Eppure la Classifica è stata creata per dare lustro al circuito WTA, e per aiutare o tornei un tempo minacciati dai ritiri troppo facili.
Se si accetta questa logica e questa classifica, fondata sulla continuità dei risultati, è un controsenso poi criticare la leadership della danese.
C’è chi pensa (e sono in molti) che non si posso stare in vetta alla classifica senza aver uno Slam. E Caroline Wozniacki, battuta dalla Pennetta a Pechino, lì dove un anno fa era diventata numero uno, ha solo una finale
Non si spara sulla Croce Rossa. Ma sulla n.1 WTA sì. E’ bastato un matchpoint, , quello che l’11 ottobre 2010 le dava il titolo del torneo di Pechino e la portava da n.2 a n.1. per trasformare i commenti positivi, sulla ragazzina danese definita una boccata d’aria fresca nel panorama tennistico femminile, in commenti negativi. E più le settimane lì su in cima passavano (ne sono passate oltre 50) più le critiche diventavano acide. Perché? Ma per la solita storia : non si può legittimamente stare in cima se non hai vinto almeno 1 torneo dello slam. Oddio, nulla di particolarmente originale. Stessa sorte era toccata a Safina e Jankovic.
Eppure Carolina, non ha deciso le regole, non ha impedito alle altre giocatrici di partecipare ai tornei, non ha tagliato le corde delle racchette delle avversarie né sgonfiato le palline da tennis o corrotto arbitri e giudici di linea. Semplicemente quello che non si vuole accettare è che non è necessario vincere un torneo dello Slam per diventare n.1. Serve, invece, essere costante con i risultati per tutti i dieci mesi del circuito WTA. E la danese è la più brava a giocare secondo queste regole. Invece la si accusa di usurpare il trono. Di chi? Chi dovrebbe stare al suo posto? E perché dovrebbe starci?
Forse c’è qualche problema lessicale. Avete presente la terminologia che si usa? Retaggi da medioevo o da racconti delle favole: la vittoria in uno slam che incorona la n.1 così da legittimare con un sigillo reale il regno. Scende in campo la regina che si trasforma in imperatrice se vince tutto o quasi (ma questo capitava ai tempi di Navratilova, Graf e Seles e per un breve periodo anche con la Henin). Eppure, non c’è scritto da nessuna parte nel regolamento WTA, che devi obbligatoriamente vincere un torneo dello Slam per stare lì su in cima (caso mai qualcuno lo avesse dimenticato quelli sono tornei ITF e non WTA). Fra l’altro, per chi critica, non è neppure necessario vincerlo nell’anno in cui si diventa la numero 1. No, basta una qualsiasi volta da inizio carriera. Quello che invece è scritto nel regolamento e nell’accordo che le top 10 firmano ad inizio anno, per poi poter prendere il bonus (vale a dire un cospicuo assegno a seconda dei risultati e degli impegni mantenuti) è l’obbligo di partecipare ad un numero minimo garantito di tornei (dodici) e che la classifica si basa sui migliori 16 risultati nell’arco solare. No, nessuna investitura che cala dall’alto ma solo tante ore passate sui campi di tennis in giro per il mondo. E non solo a Melbourne, Parigi, Londra, New York, ma anche in posti come Baku, Pechino, Indian Wells, Stoccarda, Doha e tutti gli altri tornei che formano il circuito della WTA (composto da 53 eventi e quattro Grandi Slams in 32 nazioni).
Il tennis professionistico si compone di tre pilastri: giocatrici, tornei e sponsor. Ne togli uno, il sistema crolla. E, nel recente passato, il sistema ha rischiato di crollare. Prima dell’introduzione delle nuove regole, spesso un torneo aveva una lista di partecipanti teorica con tutte le migliori schierate. Poi, a poco dall’inizio, i certificati medici fioccavano e alla fine in campo scendevano le “seconde linee”. Con danni sia di immagine che economici. Sono stati questi tornei, e i loro sponsor, a pretendere di essere tutelati, a chiedere di avere le migliori giocatrici. Perderanno anche al primo turno, ma diamine, che almeno siano scese in campo. Dire perciò “Caroline Wozniacki deve vincere uno slam per provare di meritare di essere la n.1 WTA”, non è solo ridicolo, è scorretto. Della danese si è scritto veramente di tutto. Solo un piccolo campionario: ha un gioco noioso, è solo una pallettara dell’era moderna, una che fa solo sbagliare l’avversaria, non ha un colpo vincente (da quanto risulta anche da una seconda attenta lettura del regolamento non ci sono bonus per colpi spettacolari, né si vince un peluche ogni 10 vincenti. Per quello ci si reca al luna park). Va bene, il suo gioco può non piacere, annoiare, risultare insipido. Sono opinioni legittime se ci si ferma allo stile di gioco. Quello che però, non si potrà mai dire è che non sia una seria professionista. Da inizio anno, su 19 tornei giocati ne ha vinti 6, ha raggiunto 2 finali e 3 semifinali. Vuol dire che per 11 volte è rimasta in un torneo almeno fino al sabato. E l’unica che potrebbe insidiarla e toglierle la possibilità di chiudere il 2011da n.1 è Maria Sharapova. Guarda caso nemmeno lei ha vinto quest’anno un torneo dello Slam ma è tornata nella parte alta della classifica perché dopo anni di alti e bassi è finalmente riuscita ad ottenere una certa costanza di rendimento. La russa su 12 tornei conta 2 vittorie, 2 finali e 1 semifinale. Non ci sono trucchi non ci sono inganni. Pure e semplice aritmetica. Si può dire lo stesso di altre giocatrici ritenute più meritevoli solo per il loro palmares negli Slam?
Non piace questa logica? La classifica deve essere modificata? Va bene, ma prima di criticare teniamo presente che qualsiasi nuova regola da introdurre deve valorizzare il prodotto marchiato WTA e poi i tornei del Grande Slam. Altrimenti la stagione durerebbe solo otto settimane e per il resto ci sarebbero solo esibizioni, quelle sì insipide.
